Il Belgio della birra - Diario di viaggio 3° tappa - Abbaye de Saint Sixte - Westvleteren - Rievoca Beer - Shop & Drink
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Il Belgio della birra – Diario di viaggio 3° tappa – Abbaye de Saint Sixte – Westvleteren

Il Belgio della birra – Diario di viaggio 3° tappa – Abbaye de Saint Sixte – Westvleteren

La storia dell’abbazia comincia quando, nel 1814, un frate eremita si
installò nel bosco di Westvleteren dove, alcuni anni dopo, lo raggiunsero
alcuni religiosi dell’abbazia francese Monts Des Cats. Erano coltivatori e
allevatori e di lì a poco cominciarono a produrre anche pochi galloni di
birra per loro uso personale. Nel 1839 ottengono da re Leopoldo I il diritto
di brassare ufficialmente. Nel 1860 a Westvleteren videro la luce una
nuova abbazia, un ospizio, un granaio ed un secondo birrificio più grande,
sempre per uso personale dei monaci.

La terza sala per brassare, col metodo dell’infusione di ingredienti naturali,
fu costruita fra 1886 e il 1896. Dal 1927 al gennaio 1990 fu messa in
funzione una quarta sala per il brassaggio a vapore alla quale seguirono
l’installazione di un mulino per il malto e alcuni ammodernamenti
all’impianto, pur conservando alcune vasche aperte per la fermentazione.
Negli anni ’70, a seguito di alcune lamentele ricevute, si individuò
un’infezione all’impianto, data dalle carenti condizioni igieniche dovute al
tipo di brassaggio adottato. Nel 1979 si aggiunge una linea per
l’imbottigliamento, rinnovata nel 2013. Oggi la produzione annua di birra
si aggira intorno ai 6000 ettolitri.
Nel 1999 nasce il centro di informazione, cultura e ristoro “In De Vrede”.
Nel 2016, finalmente, vede la luce un impianto per la depurazione delle
acque ed un impianto di energia fotovoltaica.


A questo punto i monaci necessitavano di aiuto per la produzione ed in
loro soccorso arrivò, dall’abbazia di Westmalle, il mitico Padre Thomas,
che apportò ulteriori miglioramenti e modifiche all’impianto di brassaggio
e fermentazione.

L’impianto di raffreddamento all’aperto fu sostituito,
portando all’eliminazione della loro prima birra, dal caratteristico gusto
agrodolce, prodotta con i lieviti Westvleteren; anche il nuovo lievito fu
fatto arrivare dalla Westmalle.
Sette giorni circa per la fermentazione primaria, con successivo travaso per
la secondaria, dove fermentano gli ultimi zuccheri; la birra si chiarifica ed
il sapore si affina nelle successive 5-12 settimane, in funzione del tipo di
birra da produrre. Successivamente, in ambiente caldo, viene eseguita la
rifermentazione in bottiglia per la naturale saturazione dei gas.

A questo punto la birra, non filtrata e non pastorizzata, è pronta per la vendita.
Rigorosamente sul posto.

Le Birre:
E’ vero che non si può comperare tutto quello che si vuole; fino ad una
certa ora troneggiava il cartello che avvisava in fiammingo: “nulla è in
vendita ora”. Quindi, all’ora decretata, si sono potute comperare alcune
bottiglie nelle combinazioni e nella quantità messe a disposizione dal
locale. Inoltre il birrificio del convento non spedisce, ma consegna quantità
limitatissime solo al fortunato che ha potuto prenotarle, dopo dozzine di
vani tentativi.
– La Westvleteren Blonde: leggermente torbida, dalla schiuma e dalla
frizzantezza abbastanza persistenti, dall’aroma mielato d’acacia; il gusto è
fresco, fruttato pulito di scorza di agrumi verdi ed il finale è piacevolmente
amaro (Stiryan Golding) con note di fieno. 5,8°V.
Westvleteren 8: il colore è ambrato scuro ed il colletto di schiuma è
solido e consistente. Profumo di noci verdi, dolcezza fruttata di pera, fico,
frutta secca e note di caramello e di zucchero candito scuro. Si ritrovano il
gusto dei malti (Alexis) e della scorza di orzo. Il lievito è quello del
favoloso Padre Thomas, il genio dei lieviti trappisti, usati anche
nell’abbazia italiana Tre Fontane. Il finale sorprende per la sua luppolata
amarezza. 8°V.
Westvleteren 12: colore ambrato scuro, il colletto di schiuma è bianco e
persistente. E’ magistrale nella sua complessità e contemporaneamente
strabiliante per la sua semplicità. Il gusto delicato di caramello e cioccolato
si accorda perfettamente con le note di uva e di noce risalenti all’aroma. La
nota finale è ricca e forte, dovuta all’elevato tenore alcolico (10,2°V).



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